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Dettaglio persona

Dati anagrafici
cognome:  Aldrovandi
nome:  Ulisse
nascita:  Bologna  1522
morte:  Bologna  1605
 
Cronistoria
Data inizio  Data fine  Evento
1522-10-11   Invicolo de'Pepoli, parrocchia di S. Stefano in Bologna, nasce Ulisse Aldrovandi, dal contre Teseo Aldrovandi, notaio e segretario del senato bolognese, e da Veronica Marescalchi, cugina di Ugo Boncompagni (che diverrà papa con il nome di Gregorio XIII).
1529  1533 Orfano del padre in giovane età (1529), viene affidato, insieme coi due fratelli, Floriano e Achille, e le tre sorelle, Cornelia, Isabella, Lucrezia, alla tutela della madre. Apprende i primi rudimenti delle lettere da un precettore privato.
1534   Non ancora dodicenne, si reca a Roma, all'insaputa dei suoi, "senza danari, con animo ardito".
1535  1537 Rientrato a Bologna, studia aritmetica con Annibale della Nave. Su suggerimento di questo, per la sua versatilità, i parenti lo impegnano "a tener conti e scriver lettere" prima presso un mercante bolognese, quindi, per circa un anno (1537), presso un mercante di Brescia.
1538   Ritornato a Bologna, ripreso dal desiderio di viaggiare, parte nuovamnte per Roma, spingendosi poi in un lungo e avventuroso pellegrinaggio in Spagna, fino a S. Maria di Compostella.
1539   Tornato a Bologna, rinuncia ai viaggi per l'insistenza dei suoi e intraprende un corso regolare di studi: quelli universitari di umanità e di diritto nell'ateneo bolognese.
1542   Diviene notio.
1547   Dopo sette anni di studi (avendo avuto tra i propri docenti Giovanni Gandolfo, Romolo Amaseo, Achille Bocchi per le lettere umane; Mariano Socino, Andrea Alciato, Agostino Berò, Federico Fantuzzi, Nicolò dell'Armi, Taddeo Seccadenari per il diritto), ancorchè ormai prossimo alla laurea in giurisprudenza, abbandona le leggi, per dedicarsi completamente alla logica e alla filosofia, di cui segue i corsi bolognesi di Giovanni Antonio Locatelli e Claudio Betti.
1548   Si trasferisce all'Università di Padova, dove, per venti mesi, segue le lezioni di logica di Bernardino Tomitano, di filosofia di Marco Antonio Passeri (detto il Genua), nonché di medicina di Giovanni Battista del Monte (detto Montano), e di matematica di Pietro Catena. Il soggiorno patavino appare determinante per la sua formazione logico-filosofica e medica.
1549  1550 Ritornato a Bologna, risulta coinvolto in un processo per eresia, quale presunto seguace dell'antitrinitario anabattista Camillo Renato. Arrestato con altri sospetti il 12 giugno 1549, il 1° settembre pronuncia pubblica abiura, senza con ciò per altro evitare di venir condotto a Roma per la prosecuzione del processo. Quivi rimane circa otto mesi (settembre 1549-aprile 1550), parte dei quali trascorsi in carcere, parte in libertà. Ne approfitta per studiare filosofia e medicina. Al soggiorno romano risalgono i primi interessi spiccatamente naturalistici: botanici eittiologici. In questi ultimi, in particolare, gli giovano le opere di Paolo Giovio e il rapporto personale con Guillaume Rondolet, che si trovava allora a Roma. Al soggiorno romano risale altresì la redazione (1550) della sua prima opera a stampa: Delle statue romane antiche, che per tutta Roma, in diversi luoghi, et case si veggono, pubblicata però nel 1556, nel volume di LUCIO MAURO, Le antichità de la città di Roma. Rientrato a Bologna, decide di approfondire gli studi di botanica, zoologia, mineralogia, e di completare quelli medici già intrapresi. Per i primi appare fondamentale la frequentazione di Francesco Petrollini; per i secondi segue i cosi accademici ufficiali di Antonio Maria Betti, Panfilo Monti, Benedetto Vittorio, Bartolomeo Maggi, Giovanni Battista Pellegrino e di altri, "non tralasciando d'udire la anotomia, facendone fare in casa propria innanzi che s'addottorasse". L'interesse per le dissezioni anatomiche rimarrà anche in seguito un tratto fondamentale e costante della sua attività di scienziato.
1551   giugno: organizza un'escursione scientifica a scopo di erborizzazione, che gli consente di comporre i primi due volumi dell'erbario di piante secche agglutinate. Probabilmente all'estate di quest'anno risale il primo incontro col botanico Luca Ghini, che a quel tempo insegnava nell'ateneo pisano, ma amava trascorrere le proprie vacanze estive nella città felsinea. L'amicizia stretta con quest'ultimo è decisiva per il consolidamento della sua vocazione naturalistica.
1552   giugno: si fa promotore di un'escursione scientifica, a scopo di erborizzazione, alle Alpi di Sestola, Fiumalbo, Frignano, Monte Santo. Compone il terzo e quaro libro dell'erbario di piante agglutinate.
1553   giugno: intraprende un viggio naturalistico sulla Alpi di Montegibbio (dove osserva anche bitumi, pietre, terre), Sassuolo, Fiumalbo, Lagosanto, Alpidel S. Pellegrino, Alpi della Pania nel lucchese. Si reca quindi a Bagni di Lucca, dove sta trascorrendo le vacanze il Ghini, e con lui erborizza nei dintorni. Passa poi a Lucca e a Monte S. Giuliano; infine raggiunge nuovamente il Ghini a Pisa, dove annota tutte le piante coltivate nel locale orto botanico, di cui questi era fondatore e prefetto. Si reca altresì a ivorno e all'Isola d'Elba, dove raccoglie piante, minerali e pesci. Il ricco materiale reperito gli serve per arricchire il proprio museo naturalistico e per la composizione dei volumi quinto, sesto e settimo dell'erbario. 23 novembre. Si laurea in filosofia e medicina nell'Università di Bologna: gli dà le "insegne" il filosofo Mainetto Maintti. Diventa membro del collegio dei medici. Il Senato bolognese gli offre la lettura di Logica per l'anno accademico 1553-1554, "ma lui non la volse per all'hora accettare per volersi far i scolari particolari, leggendo in casa logica tutto quell'anno ed esercitandosi".
1554   maggio: compie un'escursione scientifica a scopo di erborizzazione a Monte Balbo (presso Verona), insieme con Luigi Anguillara, Andrea Alpago, Francesco Calzolari e altri. Si reca a Padova, dove stringe amicizia con Gabriele Falloppia; e quindi a Venezia, per visitare il giardino dei semplici (orto botanico) di Pietro Andrea Michiel, che non gliene concede peraltro la possibilità in ragione di suoi dissapori con Falloppia. 5 novembre: inaugura il proprio insegnamento nell'ateneo bolognese dalla cattedra di Logica, "con gran numero et applauso di scolari", tenendo un corso sul primo libro degli Analitici secondi di Aristotele (a.a. 1554-1555). Prende a interessarsi al problema della riforma delle "speciare" (farmacie-drogherie dell'epoca, in cui si componevano e vendevano i medicinali).
1555   Contribuisce attivamente a far chiamare il Ghini a una cattedra di medicina pratica dello studio bolognese. novembre: sebbene fosse costume non trasferire alcun docente dall'insegnamento di logica a quello di filosofia se non trascorso un triennio, gli viene assegnato il corso di filosofia straordinaria, vertente quest'anno sui Meteorologica di Aristotele. Continua peraltro, a insegnare privatamente logica, almeno fino al 15557.
1556   maggio: muore il Ghini; l'Aldrovandi, suo riconosciuto erede spirituale fra i botanici del Cinquecento, subentra definitivamente nella fitta rete di rapporti scientifici che quegli teneva con i maggiori naturalisti del tempo. Inizia una serie di esperienze per sostituire taluni elementi nella composizione della "teriaca", diffuso medicamento dell'epoca. A quest'anno si ritiene risalga anche l'inizio dei suoi studi per una botanica a base biologica, fondata sugli organi della riproduzione, che anticipa un filone di ricerca poi seguito da Andrea Cesalpino. 4 novembre: riprende le proprie lezioni di Filosofia straordinaria vertenti quest'anno sul De sensu et sensato di ristotele (a.a. 1556-1557). 8 novembre: essendogli stata altresì affidata, "gratis, nullo stipendio", le seconda lettura straordinaria De simplicibus, "in concorrenza" con Cesare Odoni, tiene la sua prima lezione accademica di botanica medica, dedicando il corso al primo libro De materia medica di Dioscoride, perché "molto utile e necessario ai medici" (a.a. 1556-1557).
1557   maggio: organizza un'escursione scientifica a scopo di erborizzazione, con i propri allievi, nelle valli comasche e ravennati, a Rimini (dove visita l'orto botanico di Giulio Moderato), a La Verna, Cattolica, Senigallia, Jesi, Filotrano, Macerata, Sarnano, Monti Sibillini, Monte Vettore, Recanati, Loreto, Sirolo, Ancona, Savignano, Forlì, Imola. Novembre: riprende il corso di Filosofia straordinaria, leggendo la Fisica di Aristotele, nonché quello De simplicibus, leggendo il secondo libro di Dioscoride (a.a. 1557\1558).
1558   novembre: riprende i corsi di Filosofia straordinaria e De simplicibus, dedicandoli, rispettivamente al De coelo e al primo libro del De generatione animalium di Aristotele (a.a. 1558\1559).
1559   Risalgono a questo anno i suoi primi progetti, mai attuati, di un viaggio a scopo scientifico nelle Indie (America). Si adopera, senza esito, per trasferirsi all'università di Padova e per far venire il Falloppia a quella di Bologna. Novembre: passa alla cattedra di Filosofia ordinaria dell'ateneo bolognese, leggendo quest'anno i Parva naturalia aristotelici. Per il corso De simplicibus comincia a trattare del sesto libro di Paolo Egineta (a.a. 1559\1560).
1560   Quale protomedico (sovrintendente all'operato degli "speziali") si occcupa del controllo delle composizioni dei farmacisti per "corregendovi ottanta errori encomissimi". Ha un figlio naturale Achille. Viene invitato da Cosimo de' Medici a leggere nell'ateneo pisano scienze naturali, ma resta a Bologna. Novembre: per la cattedra ordinaria di Filosofia comincia a leggere il primo libro del De coelo di Aristotele "un'altra volta"; per il corso straordinario De simplicibus il De causis plantarum di Teofrasto. Ma gli "scolari, mossi da quelle lettioni e infervoriti, domandorno che questa lettura straordinaria per utilità grande che portava al Studio fusse fatta ordinaria, perché non era giusto che Ulisse fusse aggravato di due lettioni al giorno". In seguito a ciò la lettura straordinaria De simplicibus, ancorchè fino ad allora affatto secondaria, viene trasformata in ordinaria, con la più ampia denominazione "de fossilibus, plantis et animalibus". Trasferendosi a essa l'Aldrovandi lascia i due precedenti insegnamenti.
1561   22 febbraio: in corso di anno accademico, inaugura la prima cattedra bolognese ordinaria (che terrà fino al 1600) di scienze naturali (lectura philosophiae naturalis ordinaria de fossilibus, plantis et animalibus), leggendo il De Theriaca ad Pisonem. 25 ottobre: tiene una lezione "De definitionibus microcosmi". Nevembre: riprende il corso di scienze naturali dedicandolo al primo libro di Dioscoride (a.a. 1561\1562). All'arco di anni 1561-1570 si fa risalire la stesura della prima parte del volume primo della sua Syntaxis plantarum.
1562   Maggio-giugno: si reca a Trento con Camillo Paleotti, Antonio Giganti e altri, per assistere all'apertura del concilio, nonché per erborizzare ed esplorare le miniere di quella regione. Va a Verona, a Mantova (dove visita il giardino dei semplici di Francesco Borsati), a Padova (ove incontra per l'ultima il Falloppia e visita l'orto botanico di Melchiorre Guillandino) e a Venezia. Novembre: inizia il corso leggendo il secondo libro di Dioscoride (a.a. 1562-1563).
1563   Si adopera affinchè sia redatto un pubblico "dispensario" o "antidotario", che serva di guida all'operato delle "speciarie". A tal fine riunisce anche in casa propria per due mesi un gruppo di esperti, ma il suo progetto verrà realizzato nel 1574. Sposa Paola Macchiavelli. Novembre: inizia il corso sul terzo di Dioscoride (a.a. 1563-1564).
1564   Maggio-giugno: conduce un'esperienza embriologica osservando e annotando giornalmente le fasi dello sviluppo del feto nell'uovo di gallina. Questa epserienza che, come è noto, è tipica delle ricerche embriologiche di naturalisti e scienziati (da Aristotele ad Harvey e oltre), si inserisce nel più vasto contesto delle indagini zoologiche aldrovandiane, largamente basate sui rilevamenti empirici, oltre che sulle dissezioni anatomiche. Comincia a chiedere con insistenza alle autorità bolognesi un orto botanico pubblico. Novembre: inizia il corso universitario sul quarto libro di Dioscoride (a.a. 1564-1565)
1565   5 aprile: muore sua moglie, Paola. "Per fugire le tribultioni" si reca presso il fratello Achille (divenuto canonico regolare di S. Salvatore col nome di Teseo), a Ravenna, ove raccoglie marmi e "molte bizarie maritime" per il proprio museo. 10 ottobre: Sposa Francesca Fontana, che diverrà sua valida collaboratrice nella ricerca. Novembre: inizia il corso sul quinto libro di Dioscoride, vertente sui "succhi concreti, pietre, marmi, sassi et metalli" (a.a. 1565-1566).
1567   Nell'arco di anni 1567-1571 tiene il corso di Scienze naturali sulla "metodo divisiva di tutte le cose principali sublunari e loro differentie, cioè inanimati, piante, et animali", prendendo l'abitudine di far seguire all'esposizione asccademica una sotra di esercitazione pratica, "mostrando realmente le cose, doppo il legger che haveva trattato nella lettione".
1568   Ottiene che sia istituito in Bologna un orto botanico pubblico, che viene situato, con sua insoddisfazione, in un cortile interno dell'attuale palazzo comunale. A lui ne è affidata la direzione, essendogli associato, fino al 1571, Ceasre Odoni, che teneva il corso straodinario De simplicibus.
1569   Giugno: organizza un'escursione scientifica a Ferrara e a Ravenna, per raccogliere materiale per il museo. Nei mesi di settembre-ottobre è membro degli Anziani di Bologna.
1570   Raccoglie i propri di idrologia nell'Historia aquarum et balneorum; scrive le Definitiones ac synonima in diversisi linguis contenta omnium rerum sublunarium, nempe fossilium, plantarum ac animalium in tres libros digesta; lavora intorno alla stesura di un Dispensatorium pharmaceuticum seu scholia et glossemata in omnibus confectionibus, conditis, … in officinis usitatis, e di un Elucidarium omnium simplicium pharmacorum, quae passim in officinis medicorum usitata sunt, ... Agli anni intorno al 1570 risalgono anche la composizione del volume quattoedicesimo dell'erbario, nonché la stesura di numerosi scritti aldrovandiani sui fossili.
1571   7 ottobre: intraprende un viaggio di studio insieme con un allievo e un suo "scrittore", recandosi a Ferrara (presso i naturalisti Alfonso e Alessandro Pancia); a Mantova (dove Ippolito Serena gli procura pitture di piante e di uccelli); a Verona, dove, fra l'altro, visita il museo di Francesco Calzolari; a Vicenza; a Padova, ove incotra Gerolamo Mercuriale e Federico Pendasi, visita l'orto botanico pubblico, nonché osserva le raccolte del museo naturalistico di Gaicomo Cortuso; a Venezia. Trona a Bologna ripassando da Ferrara. Portata a buon punto la sintassi botanica e animale, concentra i propri studi su una medicina e farmacologia a base mineralogica. Ragion per cui, nel novembre del 1571, per il corso universitario, decide di iniziare a trattare "la materia de la pharmaceutica, cominciando da le cose inanimate, come terre, succi concreti, metalli, etc., che s'usano in medicina". In questa "materia" egli tenne più di 700 lezioni nell'arco di 10 anni (fino al 1581), onde esaurire "tutta questa parte farmaceutica", considerando sistematicamente non solo le "cose inanimate", ma anche le piante (radici, foglie, fiori, semi ecc.) e infine "tutti gli animali sanguinei et essangui, ovipari et vivipari, insecti, serpenti, crustacei, testacei, et d'ogni specie d'animali specialissima ancora di zoophiti", come attestano le "sue lettioni epitomali dette così in comparatione a i suoi gran comentarii sopra Dioscoride".
1572  1573 Scrive il Discorso naturale.
1574   Scrive il primo Antidotario bolognese, prontuario per la corretta composizione dei medicamenti, ad uso preciso precipuo dei farmacisti. 8 aprile: nel museo aldrovandiano dodicimila "cose naturali".
1575   Si apre la controversia (che si concluderà due anni dopo) sulla composizione della teriaca fra l'Aldrovandi, gli "speziali" e il Collegio dei medici bolognesi. Ancora l'anno precedente, l'Aldrovandi, quale protomedico, aveva fatto comporre pubblicamente la teriaca, secondo modalità da lui indicate, nel convento di S.Salvatore. Ma l'11 giugno di quest'anno la Compagnia degli speziali decide di comporre una teriaca, secondo criteri propri, in concorrenza con quella fatta fare dall'Aldrovandi. Questi censura pubblicamente la teriaca degli speziali e nella sua veste di protomedico ne proibisce la distribuzione. La reazione degli speziali conduce (27 giugno) all'espulsione dell'Aldrovandi dal Collegio dei medici e alla decisione delle autorità bolognesi di sospenderlo per 5 anni da tutte le sue cariche (protodicato, direzione dell'orto botanico, ecc.). A sostegno delle proprie ragioni l'Aldrovandi scrive l'Echidnologia, in cui confuta gli argomenti dei suoi avverari sulla teriaca; ne invia copia ad autorevoli naturalisti dell'epoca chiedendone ed ottenendone l'avvallo.
1577   Marzo: si reca a Roma da Papa Gregorio XIII (suo parente per parte di madre), per chiederne l'intervento sulla questione della teriaca, che infatti viene conclusa con un motu proprio del Pontefice nel maggio. 11 giugno: una lettera del cardinal San Sisto al Reggimento bolognese chiede a nome del Papa, che l'Aldrovandi sia riconfermato quale direttore dell'orto botanico e, inotre, che venga aiutato finanziariamente a pubblicare le sue opere. Giugno: tornando da Roma, l'Aldrovandi fa tappa a Firenze dove riceve numerosi per il proprio museo dal granduca di Toscana, col quale intratterà negli anni successivi un fitto carteggio su questioni naturalistiche. Luglio: a Bologna ottiene piena soddisfazione sulla questione della teriaca, venendo reintegrato ad omnes honores et dignitates. Con la morte del primo figlio Achille si estingue la sua discendenza diretta giacchè altri due figli, avuti dalla moglie Francesca, erano morti in tenerissima età. 4 novembre: inizia il corso universitario sui Meteorologica di Aristotele (a.a. 1577-1578). La raccolta del suo museo naturalistico supera il numero di tredicimila esemplari.
1578   17 ottobre: comincia a scrivere un'opera intitolata Historia naturalis.
1579   Verso la fine di agosto viene colpito da una febbre che lo costringe a letto per sei mesi, impedendogli di iniziare regolarmente le lezioni all'università.
1580   Essendosi sviluppata una forte epidemia influenzale viene incaricato dal Collegio dei medici di scrivere su di essa onde suggerire provvedimenti sanitari atti a contenere il contagio: scrive i trattati De peste, Historia del mal mattone, ecc. 13 dicembre: inizia a scrivere l'opera Bibliologia.
1581   Per i corsi universitari rilegge Dioscoride, integrato dalle osservazioni naturalistiche fatte di persone. Nell'autobiografia del 1586, scriverà. "ancora che havesse riprese le medesime lettioni… nondimeno sempre ha detto cose nove et ampliato et rinovato i suoi concetti. Et che quanto sia grande meraviglia ciascuno lo può vedere, sapendo che in tutti i Studii d'Europa è questa consuetudine, che ogni lettore ogni terzo anno legga le medesime materie, tornando al circulo, et altri ogni 6° anno, cominciando i filosofi dalla fisica, et finendo nei parvi naturali, et tornando a la fisica; i legisti ogni quarto anno finiscono il suo circulo".
1584   4 settembre: inizia la redazione dell'opera Theatrum biblicum naturale.
1585  1586 Si dedica alla stesura dell'opera Admirandorum naturae et artis historia, nonché a quella dell'autobiografia.
1587   Ottiene il trasferimento dell'orto botanico bolognese in una sede più idonea, nei pressi di porta S. Stefano. Egli stesso prefetto dell'orto, prende alloggio in una delle due case della nuova sede. 22 novembre: progetta l'opera Ornithologia generalis.
1588   Scrive il trattato De lucentibus noctu.
1589   Termina il primo della Syntaxis plantarum, nonché il Pandechion epistemonicon o Selva universale delle scienze.
1591   Comincia la redazione della Syntaxis plantarum.
1593   26 luglio: scrive l'operetta De peticulis. Settembre: scrive il trattato Moscologia. Comincia ad avere seri problemi alla vista.
1594   Avendo deciso di iniziare a stampare il risultati delle proprie indagini naturalistiche (in primis di quelle zoologiche e mineralogiche), il 16 dicembre firma un contratto con l'editore Francesco de Franceschi, di Venezia, impegnandolo per altro a stampare a Bologna, in una stamperia allestita ad hoc, per non sciupare nel trasportarle a Venezia, le tavole già incise. L'esecuzione del contratto avverrà solo in minima parte, causa l'inadempienza dell'editore, talchè - come si vedrà- solo i 3 volumi dell'ornitologia e quello sugli insetti vedranno la luce vivo l'Aldrovandi.
1595   E' nominato priore della Gabella Grossa. Scrive il trattato naturale, e compone il Catalogus studiosorum virorum. Nel museo aldrovandiano sono raccolte 18000 "cose naturali".
1596   Luglio: viene eletto sindaco della Gabella Grossa.
1597   Marzo: è costretto a letto 40 giorni per una "febretta cattarale".
1599   Esce il primo tomo della sua grande opera naturalistica: Ornithologiae, hoc est de vibus historia libri XII. In ragione dell'età, viene esonerato dagli obblighi connessi con la sua carica di membro del Collegio dei medici.
1600   Esce l'Ornithologiae tomus alter. L'Aldrovandi chiede e ottiene di riportare l'orto botanico nella sua sede iniziale. Nuovamente incaricato del trasferimento egli si avvale perciò della stretta collaborazione del prorpio discepolo predilett Cornelio Uterverio, che apre l'avesse già aiutato anche in occasione del primo trasferimento a porta S. Strefano e che nel novembre dello stesso anno fa designare quale proprio successore nella cattedra di scienze naturali e nella direzione del giardino dei semplici. 6 dicembre: su propria istanza viene collocato a riposo, lasciando l'insegnamento universitario; unica cosa che conserva è la direzione dell'orto botanico.
1602   Pubblica il De animalibus insectis libri septem, cum singulorum iconibus ad vivum expressis.
1603   Esce l'Ornithologiae tomus tertius, ac postremus. L'età ormai tarda e le malattie con essa connesse lo costringono ormai frequentemente a letto. 10 novembre: fa testamento lasciando le raccolte del museo naturalistico, la biblioteca di libri stampati (circa 3600) e le opere manoscritte (circa 300) al Senato bolognese, con l'impegno che il tutto venga conservato assieme in un luogo idoneo.
1605   4 maggio: muore a circa 83 anni. Viene sepolto nella tomba di famiglia sita in una cappella della chiesa di S.Stefano in Bologna.
 
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